Catalogo - Scheda titolo

Hussain Nazari
Mi brucia il cuore!

Viaggio di un Hazara in Afganistan, e ritorno

a cura di Paola Tarino,
prefazione di Luisa Passerini

Edizioni SEB27
Laissez-passer - 18
ISSN 1973-0101
Formato: 14x21
Pagine: 160
Anno: 2009
ISBN: 978-88-86618-67-0
Prezzo: €12,50

«Dell’Afganistan mi mancano gli anni Settanta. Ho nostalgia di una cosa che non ho vissuto...», e poi Hussain racconta invece quello che ha davvero vissuto; non tanto il viaggio per raggiungere l’Occidente, ma quello intrapreso nell’Afganistan del 2008, tra paura, sudore e polvere, per ritrovare dopo sette anni la madre e condurla al sicuro. Racconta, e noi registriamo, come faceva Nuto Revelli rievocato da Luisa Passerini, chiamata a valutare il metodo e la lingua dell’oralità... Racconta a noi, come a lui gli anziani afgani narravano di un paese diverso in cui si poteva vivere. Bruciava il cuore a Hussain per quel paese che gli scorreva sotto gli occhi senza coincidere con la memoria e con quei racconti. Lo abbiamo conosciuto tramite i ragazzi afgani catapultati per la prima volta in una scuola pubblica italiana, il Ctp Saba di Torino, dove capitarono per acquisire i rudimenti della lingua italiana. Hanno affrontato guerra, viaggi sotto i camion o nelle stive; lavoro e carcere in Iran, Turchia, Grecia: lingue e razzismi diversi. Questo non affiora al primo incontro scolastico, è il retro del racconto di Hussain: essere insegnanti in un Ctp significa predisporsi umilmente all’ascolto di questi giovani senza cancellare i loro riferimenti: musica iraniana, calcio europeo, religione araba, cinema indiano... rimanendo Afgani, perché, anche senza notizie dal paese, sono vincolati ai racconti degli anziani o legati a fidanzate, promesse da bambini e raggiunte in videochat una volta alla settimana.
 
MOHAMMAD HUSSAIN NAZARI Un errore di registrazione al momento del suo ingresso in Italia muta Hussain in Hussein nei documenti di identità e soggiorno. Kabul gli ha dato i natali il 12 aprile 1990; dopo un’infanzia infelice sotto bombardamenti di ogni tipo, la guerra civile gli ha ucciso il padre, costringendolo al precoce esilio verso il Pakistan e dividendolo dal destino di sua madre. Lì ha studiato, imparando inglese, informatica e acquisendo tutte le possibili competenze di quell’angolo di mondo. Arrivato a Torino il 25 aprile 2006, ha saputo industriarsi in molteplici lavori, dopo aver imparato rapidamente la nostra lingua. Dipinge, gioca a pallavolo e... costruisce con estrema abilità aquiloni.

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