Catalogo - Scheda titolo

Gian Renzo Morteo
Il Teatro, per cominciare

Quattro lezioni del 1982

a cura di Patrizia Mattioda e Giovanni Moretti

Teatro Stabile di Torino – Centro Studi

Edizioni SEB27
Laissez-passer - 1
ISSN 1973-0101
Formato: 14x21
Pagine: 76
Anno: 2002
ISBN: 88-86618-30-1
Prezzo: €9,00
Titolo momentaneamente non disponibile

Cosa rimane della fervida e molteplice attività di Gian Renzo Morteo, uno dei protagonisti della cultura teatrale a Torino nel secondo Novecento, "padre" del Teatro Stabile di Torino negli anni della formazione, propugnatore in Italia delle esperienze francesi del "teatro popolare" e del "teatro dell'assurdo", fautore dell’"animazione" e di ogni forma di teatro artigianale, e soprattutto maestro di generazioni di teatranti non solo torinesi? Concretamente rimangono le sue carte, cioè la biblioteca personale e l'archivio zeppo di appunti e documentazione donati al Centro Studi Tst dalla famiglia perché diventassero di pubblica utilità: il catalogo della biblioteca è consultabile anche su internet. Rimane poi il volume Ipotesi sulla nozione di teatro e altri scritti che abbiamo pubblicato nel 1994 per rimettere in circolazione almeno una sintesi dei suoi molteplici interessi, con una bibliografia delle traduzioni e dei tanti scritti dispersi. Ma probabilmente l'opera di Morteo sopravvive soprattutto nella folla di ex-allievi, teatranti e no, che tuttora lo considerano un maestro e ricordano con affetto le sue lezioni ai corsi per attori e insegnanti dello Stabile, all'Accademia Albertina, all’Università. Ecco perché oggi pubblichiamo questo quaderno. Contiene una testimonianza dal vivo, la trascrizione di cassette registrate durante un ciclo di lezioni, svolte nel 1982, che ci restituiscono una sintesi dell'idea di teatro maturata da Gian Renzo Morteo. La pubblicazione è stata resa possibile dal paziente lavoro di Patrizia Mattioda, messo a punto d'intesa con Giovanni Moretti. Il contesto in cui nacquero le lezioni è stato rievocato da Anna Sagna, che allora animava con Morteo la rivista "Linea teatrale", in una lettera indirizzataci attraverso Claudia Allasia. «In quegli anni tenevamo nella Scuola Bella Hutter dei corsi triennali che abbiamo chiamato di "formazione per operatori teatrali", un titolo piuttosto vago. Le definizioni sono necessarie così si è dovuto trovare un nome anche a una utopia. In questo corso erano inserite lezioni di tecniche diverse di danza, di espressione corporea (altra brutta definizione) e poi ritmo, ascolto musicale e si cercava di allargare il programma con incontri e momenti di lavoro con docenti e personalità disponibili. Gli allievi periodicamente presentavano i propri lavori teatrali. L'idea di base era quella di preparare non dei tecnici o teorici, ma persone consapevoli che il teatro è un lavoro serio e faticoso e chi lo sceglie non smetterà mai di impegnarsi per capirlo di più. Il nostro programma mancava di tutte le discipline che riguardano la parola. Credo ancora adesso che prima di usare le parole dall'alto del palcoscenico si dovrebbe saper esprimere in silenzio tutto quanto possono dire le parole. Penso che si debba andare nel deserto per molto tempo prima di mettersi a predicare».
 
• Teatro [Maria Riccarda Bignamini, "L'Indice", maggio 2003] Tra quelli che passano la vita a "occuparsi di teatro" a insegnarlo o addirittura a "farlo" sono molti forse troppi quelli che non si interrogano mai sul che cosa e sul perché del teatro. Certamente Gian Renzo Morteo non era uno di questi. Da un lato "animatore" e sostenitore di tante esperienze in fieri (dalla nascita dell'animazione teatrale a Torino alla ventennale collaborazione col Teatro stabile di Torino) Morteo è stato anche teorico di un discorso che trova nella Ipotesi sulla nozione di teatro (ristampata con altri scritti nel 1993 dal Centro studidello Stabile insieme a "Linea teatrale" rivista fondata dallo stesso Morteo) una delle sue più interessanti formulazioni. Il teatro per cominciare paziente trascrizione di Patrizia Mattioda di quattro lezioni tenute da Morteo nel 1982 alla scuola Bella Hutter diretta da Anna Sagna è un libro leggero e essenziale espressione della chiarezza dell'enorme cultura e della capacità di sintesi che contraddistinguevano Morteo. Sottende tutto il discorso più che un'ipotesi un'idea precisa di teatro esemplificata attraverso il commento al bellissimo Prologo dell'Enrico V di Shakespeare: il teatro come giuoco simbolico forma di artigianato composto instabile i cui unici elementi essenziali sono l'attore e il pubblico che collaborano attivamente. Le ulteriori suggestioni (relative al testo alle strutture teatrali ai rapporti col cinema alla regia alle mutazioni avvenute nel teatro del Novecento) rivelano una tensione costante a cogliere il senso del teatro nella sua evoluzione e testimoniano di un interesse profondo verso quelle forme di spettacolo di solito considerate marginali in cui è possibile riscoprire l'essenza del fenomeno teatrale proprio come il varietà per Morteo "l'unico vero grande teatro".